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Storia antica e medioevale
Inserito il 15 febbraio 2005 alle 11:41:24 da vincenzo.

Epoca Sannitico-Romanica e Medioevale

 
 <_div class="Stile16 Stile19 Stile21" align="center"><_div align="center">La Storia di Chiauci - Epoca Sannitico/Romanica<_div align="center"> 

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Non vi sono notizie storiche certe su Chiauci anteriori al 1269, anno in cui Carlo D'Angiò l'assegnò a Beltramo (o Bertrando) Bucca.

E' possibile, però, come certi studiosi ipotizzano, che Chiauci esistesse già al tempo dei Sanniti, ubicata, beninteso, in località diversa dall'attuale e denominata diversamente.

Il territorio dell'attale Molise era occupato da comunità di Sanniti appartenenti ai cosiddetti "italici orientali" e alla famiglia linguistica "Osca". La nazione osca era presente nel Molise con i Sanniti Pentri nelle zone appenniniche e i Frentani verso la costa Adriatica.
La loro organizzazione politica era fondata su Leghe federali e "la gente sannita diede all'antichità un esempio importante di "nazione moderna"; infatti essa raccoglieva entro i suoi confini una molteplicità di dialetti, anche se le varie tribù si intendevano usando un'unica lingua"(Folco Quilici). Del resto avevano sviluppato una cultura di associazione con i popoli vicini e di rispetto delle differenze nella pacifica convivenza.
Popolo di pastori e contadini, definito spesso "rozzo e forte", i Sanniti avevano difeso il loro territorio fino alla venuta dei Romani.
I Sanniti avevano il centro di culto, simbolo dell'unità tribale, sulle alture di Pietrabbondante, ed è proprio lungo i contrafforti dell'appennino che questo popolo si difese dai Romani per tutto il lungo periodo delle guerre sannitiche(243-290 a.C.).
I primi stanziamenti sanniti risalgono forse al VII sec. a.C., come conseguenza di un vasto movimento migratorio favorito dal declino della potenza etrusca.
La tradizione vuole che la prima migrazione avvenne nel corso di una primavera sacra guidata da un condottiero di nome Comius Castronius e da un bue, animale totemico, che avrebbe dato il nome alla capitale sannita, Bovianum.


Il tentativo di espansione verso la Campania trovò una energica opposizione da parte di Roma e lo scontro fu inevitabile. Tra il 343 e il 290 a.C. si combatterono le tre guerre Sannitiche.
Della prima (343-341) si hanno scarsissime attestazioni storiografiche, mentre della seconda (326-304) resta famoso l'episodio dell'umiliante sconfitta dei Romani alla Forche Caudine.
I Romani, però, si ripresero presto e riuscirono a piegare gli avversari, costringendoli a chiedere la pace. Fu solo una breve tregua perché tra il 298 e il 290 fu combattuta la terza Guerra Sannitica.
Si organizzò una coalizione antiromana tra Sanniti, Etruschi, Galli e altre popolazioni italiche che fu, però, sconfitta a Sentino in Umbria.
I Romani penetrarono a fondo nel territorio, tanto da distruggere varie città del Sannio.

Tratti ben conservati di una cinta muraria sannitica di difesa s'incontrano sulla sommità del Colle S. Onofrio, risalente al IV secolo A.C., a monte del predetto Tratturo e della fonte "Capo Sorgenza" da un lato, e della Sella S. Venditto dall'altro.
Questo tipo di muratura in pietra naturale, formata da blocchi affiancati e sovrapposti senza una particolare legge, con impiego di piccoli pezzi a riempimento dei vuoti lasciati dai blocchi più grossi, risultava così solido e pesante da prestarsi egregiamente nelle opere di difesa e di fortificazione.
Tale costruzione potrebbe far parte di una serie di fortificazioni dislocate in vari comuni del territorio circostante (Duronia, Pietrabbondante, Civitanova del Sannio).
I suddetti Comuni sono caratterizzati dal fatto di essere a "Vista", ossia dal centro abitato dell'uno è possibile vedere l'altro.
Si nota, allora, che Pietrabbondante e Chiauci, attraverso Duronia, possono comunicare visivamente con Monte Vairano e Boiano; si evidenzia in questo modo una linea di avvistamento che copre il lato orientale del territorio dei Pentri, in relazione anche con gli itinerari tratturali.

Chiauci potrebbe essere stata l'antica "Cluvia" citata da Tito Livio.
Tracce di un insediamento abitativo di epoca romana sono rilevabili in contrada "Fonte Casale", sulla sinistra del Trigno, a non molta distanza dall'antico Tratturo della Zittola.


Dopo la dominazione romana si ha un periodo di pace, durante il quale gli abitanti cercano di riorganizzarsi e di ricostruire i loro villaggi.
Nel corso delle invasioni barbariche le popolazioni subirono le sorti dell'Impero e della regione; le loro costruzioni, distrutte dai barbari, vennero poi ricostruite sotto la dominazione longobarda presumibilmente intorno al IX-X secolo.

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La Storia di Chiauci - Epoca Medioevale

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Il Medioevo nel Molise

Caduto l'Impero Romano, anche il Molise conobbe le distruzioni bizantine-ostrogote, poi con la dominazione bisecolare dei Longobardi, fu annesso al grande ducato di Benevento.
La struttura feudale dominò incontrastata, anche quando i Normanni  di Boiano nell'XI secolo crearono in questa regione  una Contea che prese il nome di un castello longobardo chiamato appunto Molise.
Infatti la contea normanna di Boiano fu fondata da Rodolfo di Mulisio nel 1053.
Il nome nuovo di Molise deriva proprio da questi conquistatori proveniente dalla Normandia, appartenenti alla famiglia "de Moulins", cosi chiamata dal paese di provenienza. E' Rodulfus, detto"Raul de Moulins", figlio di Guidmundus, di nobile e numerosa famiglia normanna, che parte dalla natia Moulins La Marche alla volta d'Italia in cerca d'avventura.

Data fondamentale nella storia del Molise è il 1221, anno in cui l'imperatore Federico II trasformò il Molise in un distretto di giustizia imperiale, nel quale l'autorità regia si sovrapponeva a quella dei feudatari.
La contea del Molise nel Basso Medioevo conobbe l'immigrazione di zingari e di schiavoni, e nel XV secolo quella degli albanesi, che fondarono diversi centri e si insediarono anche nell'adiacente zona intorno a Foggia.
Sotto la dominazione spagnola fu aggregata alla Capitanata (Foggia), di cui condivise l'ampia autonomia. Nel 1811 Gioacchino Murat stabilì che il Molise divenisse provincia a sé e tale divisione amministrativa fu ripresa dopo l'unità d'Italia. Negli anni tra il 1861 e il 1865 costituì uno degli epicentri del fenomeno del brigantaggio, espressione del malessere delle plebi montanare e contadine del Sud, e strumento in mano ai borbonici per opporre resistenza allo Stato unitario.

 

Il Medioevo a Chiauci


I Normanni nel 1002 la chiamavano "Clavicia" (da clava, simbolo di forza).

Ai tempi degli Angioini, Chiauci era nota col nome di "Castella Claviza". Durante il dominio aragonese fu conosciuta col nome di "Clavico" o "Clavicij".

Successivamente la sua denominazione subì ancora modificazioni.
Nei "Quinternioni" del 1477, infatti , il paese è chiamato "Chiavicas", mentre nel secolo XVII è conosciuto come "Chiavico" o "Clauce".

Dubbia è la derivazione del nome
.
Alcuni ritengono che provenga da uno dei termini latini: "Clava" (clava, bastone ), "Claviger" (portatore di clava), "Cloacina" (uno degli appellativi della dea Venere).





Si ritiene più probabile la derivazione del nome di Chiauci da "Clavis" (chiave). L'ipotesi troverebbe convalida nel fatto che due chiavi maschie, incrociate a croce di S. Andrea, caricate di un'aquila con il capo rivolto a sinistra e sormontato da una corona di marchese, compaiono nello stemma del Comune.
Il richiamo alle chiavi simboliche della. S. Sede è chiaro, però è certo che Chiauci non è mai appartenuta alla S. Sede e che non è stata mai feudo ecclesiastico.




------Miniatura di Carlo I D'Angiò-------
Nel 1269 Carlo I d'Angiò diede in feudo Chiauci ad un tale Beltramo o Bertrando Bucca.
Estintasi senza eredi la famiglia Bucca, Chiauci fu ceduta da Carlo II d'Angiò ad un certo Giovanni del Bosco.

Entrato, poi, a far parte del feudo di Montagano, all'inizio del secolo XIV, ne seguì le sorti fino al 1512, quando passò in proprietà della famiglia Sanfelice.
Ma nel 1530 Antonio Sanfelice fu dichiarato fellone e privato dei feudi per essere stato sostenitore del re di Francia.
Allora Chiauci tornò in possesso della Corte Reale di Napoli e, posto in vendita tra il 1530 e il 1532, fu acquistata dalla famiglia Greco.

Nel 1626 Giambattista Greco vendette Chiauci a Francesco Petra, i cui successori la cedettero a Matteo Capuano.
Costui, a sua volta, l'alienò nel 1700 in favore di Maria Felicia Cocco per la somma di 17.400 ducati. Alla morte di lei, il feudo passò in eredità al suo figliolo; Francesco Maria Adriano de Mari.





Ultimi signori di Chiauci furono i Gambadoro (a lato lo stemma in pietra ancora visibile all'ingresso del Palazzo Baronale) .
Il nome del paese cambiò ancora in Chiavico, Caluce e finalmente nell'attuale.

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